Nella degenerazione sociale provocata da un sistema nel quale vige la pratica della raccomandazione, il suo significato e la sua influenza possono essere estese anche al di là dell’accezione classica. Su un qualsiasi dizionario, infatti, si può trovare la definizione di raccomandazione come “richiesta di favorire in modo particolare una persona, rivolta a chi si ritiene possa farlo” (Sabatini Coletti).
Ciò significa che si può essere vittima di raccomandati in tutta una serie di altri ambiti, alcuni dei quali lontani anni luce dal concetto classico di spintarella.
Nella finanza, per esempio, si definisce insider trading, la negoziazione di titoli di un'azienda basata su informazioni non di pubblico dominio da parte di soggetti sia interni che esterni a tale azienda; questa pratica è illegale perché ritenuta un abuso di informazioni privilegiate. Ma tale comportamento non è sorprendentemente simile a quello messo in atto da un candidato ad un concorso che conosca già in anticipo le risposte ai quesiti che gli verranno posti? Un raccomandato, appunto.
E se, poniamo il caso, un tifoso dell’Isernia Calcio o dell’ASD Pesche scoprisse che la sua squadra ha partecipato ad un campionato falsato da brogli messi in atto dalle altre società o da qualche calciatore, non si sentirebbe defraudato e colpito nell’intimo della sua passione? Certamente, e anche quel tifoso sarebbe stato vittima di qualche raccomandato, qualcuno che conosceva in anticipo i risultati delle partite e li usava a suo vantaggio.
Continuando ad ipotizzare, immaginiamo che un grosso bookmaker decidesse di far scommettere anche sulla serie D (o sulla Prima Categoria molisana, dove milita il Pesche): il nostro tifoso, già imbrogliato negli affetti più profondi, qualora volesse scommettere sulla propria squadra del cuore, si ritroverebbe derubato anche dei suoi soldi, a favore di raccomandati sui generis, ma pur sempre raccomandati!
Questo è proprio ciò che sta succedendo per le inchieste sugli scorsi campionati di calcio italiano di serie B (e probabilmente anche di A) - con lo strascico di guai giudiziari che coinvolge pure calciatori famosissimi come Beppe Signori e Cristiano Doni, bandiere delle rispettive squadre, o ex nazionali come l’ormai tronista Stefano Bettarini e Gigi Sartor - e che lascia la stessa sensazione di disagio più volte patita da chi è vittima di un’ingiustizia a causa dell’onnipresente raccomandato.
E’ un atteggiamento sporco, che viola l’etica sportiva e le regole e va oltre il mero danno economico (pure ingentissimo, se è vero che sono coinvolte nell’affare organizzazioni criminali albanesi e asiatiche).
“Chi arriva da Singapore – scrive un ispettore del calcio scommesse in un articolo su GQ della settimana scorsa - ha soldi, conoscenze, organizzazione. Si chiamano betting-syndicate, il loro compito è scommettere. Meglio per loro, se possono farlo sul sicuro. Il calcio asiatico (soprattutto quello del sud-est) è nelle loro mani: calcio finto, inquinato. Saturato quel mercato, sono sbarcati in Europa. […] Stessa parabola, in Italia. Qualcosa di losco accadeva pure un po' d'anni fa: accordi sotto banco, scommesse piazzate in Europa. Poi, il salto di qualità. Sbarcano gli asiatici, che facilitano il compito di chi non si fa scrupoli a truccare partite”.
Questo è il punto: le pratiche sottobanco, la manipolazione di informazioni non di dominio pubblico, l’ottenimento di risultati attraverso comportamenti illeciti, le raccomandazioni per diplomarsi, trovare lavoro o ottenere un appalto, sono tutte facce di una stessa medaglia. Ci è stata tolta la possibilità di un accesso meritocratico al mercato del lavoro e la speranza di raggiungere l’equità sociale ed economica ma le passioni, almeno, che ce le lascino vivere fino in fondo!

