Partecipa a Isernia Oggi

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Meglio lavorare come dipendente o mettersi in proprio?

Condividi su:
Arriva un momento nella vita in cui smettiamo di essere giovani e spensierati: nella maggior parte dei casi questo momento coincide con la fine degli studi quando, a prescindere dall’ora in cui si è andati a letto la sera prima, bisogna alzarsi e affrontare la giornata al meglio delle proprie possibilità. I più volenterosi - o quelli con la sindrome di Peter Pan - dilateranno il tempo da studenti più a lungo possibile, per essere maggiormente preparati ad affrontare l’avventura lavorativa - o perché non hanno voglia di affrontarla! Fatto sta che durante il periodo dell’apprendimento, dall’età prescolare fino alla eventuale laurea, è tutto un fiorire di idee, congetture e speranze su ciò che si farà da grandi. Non è che la situazione in Italia sia molto rosea - e il Molise non rientra tra le regioni più virtuose - per cui, come saggiamente suggeriscono genitori e insegnanti, bisogna indirizzare con attenzione il corso di studi, affinché sia effettivamente propedeutico al proprio successo professionale. Alla fine molti sono costretti ad accontentarsi del lavoro che trovano, a causa della penuria di occupazione in cui versa il nostro paese, specie tra i giovani e i laureati. E allora, invece di vivere un’esistenza da dipendente precario, perché non pensare a mettersi in proprio? Certo, ci vuole un’idea brillante, altrimenti è inutile e, certo, bisogna avere la propensione al rischio d’impresa e una buona capacità organizzativa. Ma volete mettere la soddisfazione di essere padroni del proprio destino professionale e quella di non avere saccenti e spesso incapaci raccomandati che vi urlano quotidianamente la vostra (sic!) incompetenza? Il Molise, territorio a sviluppo lento, usufruisce di fondi europei che gli enti locali, Regione in primis, redistribuiscono sotto forma di incentivi alla creazione di nuove imprese. E’ il caso, per esempio, del bando “Giovani al lavoro” giunto alla III edizione, che finanza a fondo perduto i molisani fino a 35 anni, disoccupati, desiderosi di aprire una attività in proprio. Al netto dei sempre presenti “patrocinati” occupanti le posizioni in pole, questi bandi si caratterizzano per una buona presenza meritocratica, il faro che deve guidare il “non raccomandato” nella sua ricerca di lavoro. E’ inutile, quindi, aderire a bandi, concorsi o colloqui nei quali si subodora già la partecipazione di gente nata con “la camicia pronta e già stirata e la mascella volitiva”, come cantava Venditti? No, tutto fa curriculum ed esperienza! L’importante è essere consapevoli che, a volte, si verrà superati in graduatoria da persone meno qualificate (e per questo, spesso, pure più arroganti!) per cui non bisogna assolutamente ritenersi inadeguati e buttarsi giù. Il “non raccomandato”, dipendente o professionista che sia, deve sapere di doversi conquistare - nel lavoro più di ogni altro ambito - ogni singolo successo; ma la soddisfazione e l’appagamento che proverà in caso di vittoria, chi trova la strada spianata non potrà mai assaporarla!
Condividi su:

Seguici su Facebook