Nelle prime ore della mattinata odierna, 27 gennaio 2011, personale della Squadra Mobile di Isernia, collaborato da equipaggi della Questura di L’Aquila, del Reparto Prevenzione Crimine “Abruzzo” e di Unità Cinofile Antidroga della Polizia di Stato, ha condotto, sotto la direzione della Procura della Repubblica Distrettuale di Campobasso, una vasta operazione di polizia finalizzata alla repressione del traffico di sostante stupefacenti tra il Molise e l’Abruzzo, portando ad esecuzione 15 provvedimenti di Custodia Cautelare in carcere emessi a carico di individui di etnia “Rom”, residenti in parte ad Isernia ed in parte ad Avezzano (AQ), ritenuti responsabili di Associazione per delinquere finalizzata alla vendita e al commercio di sostanze stupefacenti. Le operazioni si sono concluse positivamente e tutti i destinatari delle misure cautelari sono stati tradotti nelle carceri di Isernia, Avezzano e Teramo. Si tratta sicuramente di una delle più importanti operazioni antidroga in assoluto svolte nella Provincia di Isernia perché, per la prima volta, in questo contesto, è emersa la figura dell’associazione finalizzata a commettere reati in materia di sostanze stupefacenti. Sono stati infatti indagati gruppi di persone che si sono stabilmente organizzati in strutture criminali con compiti e ruoli ben definiti, a partire per ciascuna famiglia da un “organizzatore” coadiuvato da consociati che volta per volta si sono attivati per approviggionare le sostanze, fino a giungere a coloro che hanno avuto il compito di mantenere i contatti con la clientela e ai soggetti che materialmente hanno provveduto a vendere la droga. Le attività criminali sono state esplicate nel noto quartiere S. Lazzaro di Isernia e nel territorio marsicano gravitante attorno alla città di Avezzano, sedi di case ed appartamenti da cui gli indagati organizzavano la loro attività di spaccio. Le indagini sono iniziate circa due anni fa e l’intera operazione porta il nome “Impero” poiché questa era la denominazione di una discoteca ubicata in Campobasso dove lavorava come “buttafuori” un soggetto napoletano che entrò in amicizia con uno degli odierni indagati e a cui aveva chiesto di aiutarlo in facili guadagni. L’indagato propose al “buttafuori” di entrare nel commercio illecito degli stupefacenti e gli vendette un’autovettura, in realtà poi mai consegnata. Così il “buttafuori” si recò presso la Squadra Mobile di Isernia per fare denuncia. Ne è nata un’indagine che, nel corso dei mesi, ha delineato un quadro drammatico sulla capillare ramificazione delle organizzazioni nel territorio, l’elevatissimo numero di contatti e cessioni di stupefacenti e l’ampia disponibilità di mezzi (appartamenti e denaro) per attuare il “programma delinquenziale”. Nella fase iniziale è emersa subito l’attività di una famiglia di etnia Rom di Isernia, che concentrava i propri affari ed interessi proprio tra il Capoluogo e Avezzano. Quindi da ulteriori approfondite indagini si accertava che la struttura facente capo a tale famiglia si era ampliata, a causa della forte richiesta del mercato e che tale famiglia da sola non riusciva a gestire. Si erano create, dunque, altre due associazioni che facevano capo ad altre due famiglie, sempre di etnia Rom, gravitanti nella sola città di Isernia, le quali entravano in stretta interdipendenza con la prima e stabilivano con essa un patto di non belligeranza, per suddividersi più o meno equamente gli illeciti introiti derivanti dal traffico di droga. L’analisi investigativa ha messo in luce tutti gli elementi tipici dell’associazione criminale, cioè la presenza di leader che non prendono decisioni unilaterali ma le concordano all’interno del nucleo familiare e le sottopongono ad approvazione degli altri capi famiglia; la presenza di corrieri, che servono l’associazione e procurano la sostanza stupefacente; la presenza di donne, madri e mogli, che gestiscono il denaro illecito insieme agli uomini, che a volte si sostituiscono agli uomini stessi nei contatti con gli acquirenti e altre volte procedono direttamente alla cessione delle sostanze; la presenza, infine, del forte vincolo che lega tutti i consociati, destinato a durare nel tempo anche dopo la commissione dei singoli reati specifici e l’indeterminatezza del programma criminoso. Le meticolose ed approfondite indagini espletate dalla Squadra Mobile della Questura di Isernia per lunghi mesi, si sono rivelate particolarmente complesse. Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, chieste ed ottenute dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso, nonché attività di iniziativa svolte con pedinamenti, perquisizioni e sequestri, si è arrivata a scoprire nei minimi dettagli tutta l’attività criminale sopra delineata. In particolare è emerso un numero impressionante di contatti telefonici tra spacciatori ed acquirenti (più di cinquantamila), attraverso il gergo tipico che non ha lasciato il minimo dubbio sul fatto che ci stesse accordando per la cessione della droga. Sono state effettuate anche una ventina di perquisizioni, tra Isernia ed Avezzano, che hanno consentito di provare con certezza l’attività di spaccio e sequestrare un quantitativo minimo di sostanze stupefacenti del tipo “Kobret – eroina” e “Crack – cocaina” (una decina di dosi custodite come campioni). Sono stati ascoltati circa trenta acquirenti che hanno confermato di aver acquistato la droga presso le sopracitate famiglie ed è stata stimata una cessione complessiva delle sostanze stupefacenti pari a circa 6 kg, per un giro d’affari complessivo annuo di circa un milione di euro, per tutte e tre le famiglie.