"Smultronstället": omaggio a Ingmar Bergman - LA FONTANA DELLA VERGINE -

- Al: 24/02/2011, 00:00 | Categoria: Attualità
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Piccolo Spazio Libero "Il Proscenio" Renato Lorusso 11 Isernia, Italy "IserniaCinemeeting" e "Cast" presentano" Smultronstället": omaggio a Ingmar Bergman A partire da giovedì 17 febbraio fino al 24 marzo il "Proscenio" proietterà sei capolavori del celebre regista svedese, scomparso il 30 luglio 2007, stesso giorno della morte di Michelangelo Antonioni. PROGRAMMA: ... IL SETTIMO SIGILLO (17 febbraio) LA FONTANA DELLA VERGINE (24 febbraio) L'OCCHIO DEL DIAVOLO (3 marzo) IL POSTO DELLE FRAGOLE (10 marzo) IL VOLTO (17 marzo) FANNY E ALEXANDER (24 marzo) Ore 21 Ingresso: 3 euro Abbonamento: 15 euro Per prenotarsi contattate i numeri: Giovanni 339 6801542 Alessio 380 7833045 JÖNS: Che cosa dipingi? PITTORE: La Danza della Morte. JÖNS: E quella è la Morte? PITTORE: Sì, che danza trascinandosi dietro tutti quanti. JÖNS: Perché fai questi sgorbi? PITTORE: Perché penso che bisogna ricordare alla gente che tutti dobbiamo morire. JÖNS: Chiuderanno gli occhi e non guarderanno il tuo dipinto. PITTORE: Puoi star sicuro che lo guarderanno. Un teschio è quasi più interessante di una donna nuda. (Dalla sceneggiatura de Il settimo sigillo, Iperborea, Milano 1994) La produzione cinematografica di Ingmar Bergman è enorme e discontinua per temi, stili, qualità. Il programma di proiezioni che qui si presenta non intende – né potrebbe – essere esaustivo dei modi e delle poetiche del suo cinema. Tutt’altro: scegliere sei film ha significato mutilare gravemente un’opera che meriterebbe invece di essere assimilata per intero, anche se a piccole dosi. Ciononostante, ovvie ragioni di fattibilità hanno reso necessaria tale mutilazione, che ha cercato di essere quanto più indolore possibile. L’operazione è stata eseguita tanto sulla base dei gusti del curatore (che Vi scrive) quanto immaginando quelli del pubblico, che certamente sarà a sua volta scelto come la programmazione a cui si rivolge. D’altronde, guardare e meditare un film di Bergman costituisce un ribaltamento della normale messa in relazione del consumatore di prodotti cinematografici con l’oggetto del suo consumo: meno un momento di distrazione ed esteriorizzazione dei sentimenti (riso, pianto, divertimento) che un’esperienza interiore che implica dunque, a suo modo, un piccolo atto di coraggio. O almeno ciò è quanto lo scrivente desume dalla propria reazione alle suggestioni bergmaniane. “Riesco ancora ad aggirarmi per il paesaggio della mia infanzia. Raramente si tratta di episodi su cui si può raccontare qualcosa, si tratta piuttosto di film, brevi o lunghi, girati a caso, senza un punto culminante. Privilegio dell’infanzia: muoversi senza impedimenti tra magia e pappa quotidiana, tra terrore sconfinato e gioia esplosiva. Era difficile distinguere la fantasia da quello che era considerato reale. Se mi sforzavo potevo magari costringere la realtà a mantenersi reale, ma c’erano per esempio i fantasmi e gli spiriti. Come dovevo fare con loro? E le fiabe, erano reali? Dio e gli angeli? Gesù? Il diluvio universale? Come stavano realmente le cose con Abramo e suo figlio Isacco? Pensava davvero di tagliargli la gola? Fissavo eccitato l’incisione del Doré, mi identificavo con Isacco, questo era reale: papà pensa di tagliare la gola a Ingmar, pensa cosa succede se l’angelo arriva troppo tardi. Allora possono piangere. Il sangue scorre e Ingmar sorride, pallido. Realtà. Poi arrivò il proiettore.” (da Ingmar Bergman, Lanterna magica, Milano, Garzanti 1987).







Simona Menna

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